Dubai sotto i missili ma per molti il link in bio è ancora attivo

Dubai sotto i missili ma per molti il link in bio è ancora attivo
Dubai trema, i missili volano e la Farnesina potrebbe dover organizzare il rimpatrio più surreale della storia italiana: influencer, fuffaguru e imprenditrici digitali in fila al gate, ring light in mano e link in bio ancora attivo.

Partiamo dai fatti, perché i fatti questa volta sono già di per sé una sceneggiatura che nessuno avrebbe osato scrivere. Dopo l’attacco americano e israeliano all’Iran, la risposta di Teheran non si è fatta attendere: missili lanciati verso diverse città considerate filo-americane e filo-israeliane, tra cui Dubai. Sui social sono comparsi immediatamente i video: persone che riprendono dal balcone, dal tetto, dalla finestra del loro appartamento con vista sul deserto, le scie luminose che attraversano il cielo degli Emirati. Boati. Sirene. Il suono cupo e lontano di qualcosa che non si vorrebbe mai sentire così vicino.

Fin qui la storia seria, quella che merita rispetto e che non si tocca. Quello che è successo è grave, le implicazioni geopolitiche sono enormi, e chiunque si trovasse a Dubai in quei momenti ha vissuto ore di paura autentica, che non va derisa né sminuita. Detto questo, e lo dico senza ironia perché ci tengo a separare i piani, esiste un secondo livello di lettura di questa vicenda che è impossibile ignorare. Perché tra i turisti, i residenti, i lavoratori veri che abitano Dubai, negli ultimi anni si è sedimentato un ecosistema molto particolare di italiani.

Un ecosistema che ha fatto di quella città la capitale spirituale di un certo tipo di successo ostentato, confezionato e venduto online a rate mensili. E allora, restando nel campo dell’ipotesi ironica e tenendo i piedi ben piantati nella finzione, mi sono chiesto: cosa succederebbe se la Farnesina decidesse di organizzare un volo di rimpatrio per tutti gli influencer, onlyfanser, fuffaguru, e fuffadubai presenti? Come si presenterebbero all’aeroporto? Cosa succederebbero in cabina? Come atterrerebbero a Fiumicino?

Accompagnatemi. Ne vale la pena.

L’aeroporto come set

La scena all’aeroporto, nella mia immaginazione, è già un capolavoro involontario. Non perché ci sia caos, urla, bagagli persi o file interminabili, anche se tutto questo ci sarebbe. Il capolavoro è un altro: è che nessuno, neanche in un momento teoricamente di emergenza, riesce a smettere di produrre contenuto. Le ring light, ve lo giuro, sarebbero le ultime cose a venire spente. Prima il telefonino, poi il treppiede, poi la ring light. In quell’ordine esatto, anche con i missili in sottofondo.

C’è il trader con la Lamborghini a noleggio, e qui mi fermo un secondo perché questa è una cosa reale che esiste, le Lamborghini a noleggio a Dubai sono un’industria fiorente esattamente per il tipo di clientela di cui stiamo parlando: ebbene, il trader sta cercando disperatamente di capire se la Lamborghini era assicurata per eventi bellici o se quello rientra in una clausola di forza maggiore che il noleggiatore gli spiegherà malvolentieri. Nel frattempo registra una storia in cui spiega che lui, personalmente, aveva già previsto questa escalation geopolitica e che chi ha seguito il suo corso sa esattamente come proteggere i propri asset in momenti di instabilità globale. Il corso, naturalmente, è disponibile al link in bio con uno sconto del 40% valido solo nelle prossime ventiquattro ore. La pressione psicologica del missile in cielo, bisogna ammettere, aggiunge un senso di urgenza che nemmeno il miglior copywriter avrebbe saputo inventare.

Due gate più in là c’è la creator di contenuti lifestyle, quella che per tre anni ha documentato la sua vita da sogno tra colazioni a trentacinque euro, piscine a sfioro e appartamenti con vista su un orizzonte di vetro e acciaio. Sta piangendo. Ma il telefono è aperto, la camera frontale è attiva, e le lacrime sono perfettamente illuminate dalla luce naturale che filtra dalle vetrate dell’aeroporto. Tra un singhiozzo e l’altro spiega ai suoi follower che questa esperienza l’ha cambiata profondamente, che ha capito cosa conta davvero nella vita, che i materiali non sono tutto, che lei stava già pensando di tornare in Italia da un po’ perché sentiva il bisogno di riconnettersi con le sue radici. Nessuno dei centomila follower avrà il coraggio di farle notare che fino a ieri stava vendendo un preset fotografico da dodici euro chiamato “Golden Desert” per replicare l’estetica della sua vita da sogno.

Da qualche parte nell’aeroporto c’è anche l’imprenditrice digitale spicy, termine che nel suo caso è una licenza poetica applicata a un account OnlyFans, che ha già aperto una diretta per i subscriber spiegando che no, non sta scappando, sta semplicemente offrendo un contenuto inedito in location esclusiva, e che la quota mensile rimane invariata nonostante la situazione internazionale e che con soli 300 $ si potrà scaricare il set completo nel bagno dell’aereo a 10mila metri di altezza.

Il momento del gate come pitch informale

Inevitabilmente, nell’attesa del volo, si forma quello che potremmo chiamare un ecosistema spontaneo di networking disperato. Perché questa è un’altra cosa reale che il mondo dei fuffaguru ha prodotto: una cultura del pitch permanente, la convinzione che ogni situazione sia un’opportunità di business, ogni persona un potenziale cliente, ogni momento di attesa uno spazio da riempire con una proposta di valore. E allora nell’aeroporto di Dubai in stato di semi-emergenza, tra le sedie di plastica e i duty-free chiusi per precauzione, cominciano i pitch.

C’è quello che sta già strutturando il corso. Si chiamerà qualcosa come “Antifragile: come il caos geopolitico può diventare la tua opportunità di crescita personale e finanziaria”, e la copertina dell’ebook avrà probabilmente lo sfondo di un cielo notturno con delle scie luminose che potrebbero essere stelle cadenti o, appunto, altro. Il prezzo di lancio sarà di novantasette euro perché novantasette suona molto meglio di cento e perché questo trucco funziona da vent’anni e continuerà a funzionare per altri venti.

C’è poi la discussione tra i due aspiranti guru che rivendicano entrambi di aver lasciato Dubai prima che la situazione diventasse quella che è. Nessuno dei due era realmente in procinto di partire, ma nel momento in cui l’anticipo sul ritorno diventa un asset reputazionale, improvvisamente tutti avevano già deciso di andarsene. Uno dei due tira fuori lo screenshot di un messaggio di tre settimane fa in cui scriveva a un amico che stava valutando di spostarsi a Lisbona. Nell’ecosistema del personal brand, questo screenshot vale oro. È la prova del mindset. È la dimostrazione che lui aveva già letto la situazione. Il fatto che il messaggio parlasse di spostarsi a Lisbona per questioni di costo della vita e non per presagi geopolitici è un dettaglio che nessuno approfondirà.

In volo: seimila metri di contenuto non stop

L’aereo decolla e succede qualcosa di straordinario: per circa venti minuti, il tempo necessario affinché i telefoni trovino la connessione satellitare a pagamento, cade il silenzio. È un silenzio che nessuno di loro aveva cercato, che nessuno aveva pianificato, che nessuno sa bene come gestire. Per la prima volta in anni, forse, si trovano a esistere senza trasmettere. Non c’è storia da postare, non c’è diretta da aprire, non c’è commento da rispondere, non c’è algoritmo da nutrire. Ci sono solo seimila metri di cielo, i pensieri e la domanda che nessuno vuole formulare ad alta voce: adesso cosa faccio?

Passati i venti minuti, il silenzio finisce. La connessione satellitare è lenta, costosa, intermittente, ma è connessione. E allora riprende tutto, con la ferocia di chi ha accumulato del ritardo da recuperare. Le dirette si aprono una dopo l’altra, si sovrappongono, creano un sottofondo surreale di voci sovrapposte che parlano tutte della stessa cosa con parole leggermente diverse. C’è chi racconta l’esperienza in chiave avventurosa, chi in chiave riflessiva, chi già in chiave motivazionale, chi ha trasformato le ultime ore in una metafora della resilienza umana di fronte alle avversità della vita. Il missile è diventato, nel giro di un’ora scarsa di volo, un acceleratore di awareness.

Il fuffaguru di lungo corso, quello con il cappellino minimalista da centocinquanta euro e la felpa oversize che costa il doppio, sta registrando quello che sarà il suo podcast episodio novantadue. Il titolo provvisorio è qualcosa come “Quando tutto crolla, i forti costruiscono”. Sta spiegando ai suoi ascoltatori che i momenti di crisi sono i momenti in cui si vede chi è davvero attrezzato mentalmente, chi ha lavorato sul proprio mindset, chi ha investito in se stesso. Per investire in se stesso, naturalmente, esiste il suo programma di mentorship annuale, disponibile in tre rate da quattrocentonovantasette euro ciascuna. La rata è mensile, l’ironia è gratuita.

L’atterraggio come rinascita narrativa

L’aereo tocca Fiumicino e parte l’applauso. Non per il pilota, sia chiaro, quello è un dettaglio da dilettanti. L’applauso è per il 5G. Per la connessione piena, stabile, gratuita, quella che permette di caricare finalmente le stories in alta definizione e di aprire le dirette senza i lag frustranti della connessione satellitare. Nel momento in cui i telefoni agganciamo le celle italiane, c’è un’esplosione collettiva di attività digitale che probabilmente ha fatto segnare dei picchi interessanti ai server di Instagram e TikTok.

I format si moltiplicano in tempo reale. C’è il video confessione sul perché tornare in Italia sia stata la scelta più coraggiosa della propria vita. C’è il post in cui si scopre improvvisamente che l’Italia è bellissima, sottovalutata, piena di opportunità che gli italiani non sanno vedere, e che il vero lusso non è Dubai ma il caffè al bar sotto casa. C’è il carosello motivazionale dal titolo “Come perdere tutto per ritrovare se stessi e costruire qualcosa di più grande”. C’è, naturalmente, il lancio del corso sull’antifragilità geopolitica, che nel frattempo ha già raccolto le prime prenotazioni anticipate a prezzo scontato.

Sul nastro bagagli scorrono trolley griffati (qualcuno anche falso), valigie enormi che sembrano pesanti ma che dentro, se le apriste, trovereste per lo più attrezzatura da shooting: ring light smontata, treppiedi telescopici, microfoni, cavi di ricarica in quantità industriale, e qualche capo di abbigliamento scelto non per essere indossato ma per essere fotografato. La vita vera, quella che non si mette nelle stories, è rimasta da qualche parte tra un appartamento in affitto a seimila euro al mese e una Lamborghini restituita in fretta.

Non erano expat. Non erano imprenditori internazionali, non erano i nuovi nomadi globali, non erano i pionieri di un modello di lavoro che il resto del mondo non aveva ancora capito. Erano boomerang con filtro Valencia. Partivano sapendo, forse inconsciamente, che sarebbero tornati. Perché il modello che vendevano richiedeva continuamente nuovi capitoli, nuove sfide, nuove cadute seguite da nuove rinascite. E una rinascita, per funzionare bene come contenuto, ha bisogno di una caduta abbastanza scenografica da giustificarla.

I missili su Dubai, devo ammetterlo, sono una caduta piuttosto scenografica.

Il prossimo capitolo lo scrivono da un bilocale in Puglia, con vista sul trullo e l’hashtag “slowlife”. Ve lo segno. E in ultimo visto lo stress accumulato, potete rilassarvi con il contenuto esclusivo delle onlyfanser dal bagno dell’aere a 300$.